Sciatalgie da compressione intrapelvica del nervo sciatico: la sindrome del piriforme


Sciatalgia (sciatica) “causata” da un muscolo dell’anca


Il nervo sciatico è il più grande del corpo umano: possiamo assimilarlo ad una corda lunga mezzo metro con una sezione di circa 2 cm di diametro che attraversa il bacino incanalandosi nelle fenditure tra fasce e muscoli e modellandosi all’interno di veri e propri tunnel anatomici.

Diverse condizioni patologiche, o che non rientrano nei parametri standard di perfetta normalità, possono comprimere e irritare il nervo sciatico all’interno di questi canali scatenando sintomatologie dolorose difficilmente distinguibili dalla comune sciatica di origine vertebrale (85% dei casi 1).

Riportate con maggior frequenza rispetto al passato e raggruppate da alcuni autori nella definizione generica di sindrome glutea profonda (deep gluteal syndrome) 2, le sciatiche da compressione intrapelvica includono, tra le altre, la sindrome del complesso gemello otturatore, la sindrome dei muscoli ischiocrurali, e la sindrome del piriforme. La prevalenza di quest’ultima è compresa tra lo 0,3% e il 6% di tutti i casi di lombalgia e/o sciatica, con un’incidenza negli Stati Uniti di circa 2,4 milioni all’anno 3.

Lo sviluppo della sindrome del piriforme è stato frequentemente associato alla pratica di alcune discipline sportive o a traumi contusivi nella regione delle natiche, quindi formazione di ematomi, calcificazioni o tessuto cicatriziale, a varianti anatomiche del muscolo piriforme o del nervo sciatico, a raccolte accessuali (infezioni), oppure al semplice aumento di volume del muscolo piriforme (ipertrofia).4

Nell’ipotesi clinica di intrappolamento intrapelvico del nervo sciatico è necessario ricercare la conferma della esatta diagnosi attraverso approfondimenti specialistici ed esami strumentali in modo da pianificare correttamente la terapia per evitare sia un inutile prolungamento delle sofferenze del paziente che l’uso profuso e prolungato di antidolorifici-antinfiammatori, con rischio di effetti indesiderati, quindi scongiurare trattamenti non necessari della colonna vertebrale.7,8

Per la diagnosi strumentale della sindrome del piriforme l’esame che produce i migliori risultati resta la risonanza magnetica nucleare delle pelvi, nelle sue varianti più tecnologicamente avanzate specifiche per lo studio dei nervi periferici, da integrare eventualmente con specifici esami elettromiografici e l’iniezione diagnostica di anestetico nella regione del muscolo piriforme. 5,6

L’innovazione tecnologica in medicina oggi consente agli operatori di districarsi meglio tra i meandri diagnostici che ostacolano l’identificazione della sindrome del piriforme, un tempo considerata eccezionale e difficile, addirittura messa in dubbio7.

Sebbene non si possa dissentire dall’aforisma che l’insigne medico e ricercatore Theodore Woodward soleva ripetere ai suoi studenti “quando senti rumore di zoccoli pensa al cavallo e non alla zebra”, nel caso della sindrome del piriforme, è bene non dimenticare che “anche le zebre hanno gli zoccoli”.

Giovanni Monteleone
Docente Università di Roma Tor Vergata
Medico specialista in Ortopedia e Traumatologia

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